LE CARDIOPATIE
CONGENITE
Le cardiopatie congenite rappresentano
un’ampia gamma di alterazioni che intervengono a carico
dell’apparato cardiovascolare dell’embrione, durante
le prime quattro-dieci settimane di gravidanza.
La loro incidenza, è stimata
intorno a otto casi per mille sulla popolazione totale di
bambini con cardiopatia, nati vivi.
La classificazione di una malformazione
cardiaca avviene generalmente in base alla gravità
attraverso cui essa si manifesta. Si va quindi dalle forme
più lievi, quelle statisticamente più rappresentate
(circa l’85%), in cui i sintomi sono spesso assenti
e si risolvono spontaneamente (ad esempio piccoli difetti
del setto interventricolare o interatriale), alle forme moderate
la cui diagnosi avviene nei primissimi mesi di vita e si rende
necessario un trattamento cardiologico più o meno intensivo
( ad esempio ampio difetto interatriale), per arrivare infine
alle cardiopatie congenite severe (a loro volta suddivise
in cianogene e non cianogene) in cui si verifica un grave
sovvertimento dell’architettura cardiaca tale da rendere
immediato e necessario l’intervento chirurgico (trasposizione
dei grossi vasi, tetralogia di fallot, ipoplasia del cuore
destro o sinistro, etc.). Più dell'80% delle cardiopatie
congenite ha un'origine multifattoriale, ovvero ad essa concorrono
un insieme di fattori ambientali e genetici, in cui talvolta
prevalgono i fattori genetici o viceversa, quelli ambientali.
Si parla ad esempio di esposizione ad un teratogeno per indicare
un qualcosa in grado di alterare il normale sviluppo dell'embrione.
La rosolia sofferta dalla madre nel
primo trimestre di gravidanza è un teratogeno, così
come l'assunzione di alcool da parte della madre durante la
gravidanza può avere effetti teratogeni. Può risultare teratogena l'assunzione di alcuni farmaci (litio,
anticonvulsivanti), l'esposizione del feto a radiazioni o
particolari sostanze chimiche.
La restante percentuale della cardiopatie
congenite è causata da sindromi cromosomiche, come
ad esempio la sindrome Down (dovuta alla presenza di tre cromosomi
21 anzichè due, la sindrome Down colpisce 1/700 nati,
dei quali circa il 45% ha una cardiopatia congenita) o da
malformazioni multiple non necessariamente associate ad anomalie
cromosomiche ma piuttosto genetiche che includono tra le proprie
manifestazioni le cardiopatie congenite (s.Marfan).