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ADESIONE PIASTRINICA L’Adesione piastrinica è uno degli eventi principali ed immediati del contatto sangue-biosuperficie.L’entità ma soprattutto la durata di tale vento influenzerà profondamente le caratteristiche di emocompatibilità di una superficie extracorporea. La dinamica dell’interazione tra sangue e superficie extracorporea può essere inquadrata in tre variabili fondamentali: • CONDIZIONI DI INTERAZIONE; • PROPRIETA’ CHIMICO-FISICHE DI SUPERFICIE; • PROPRIETA’ FUNZIONALI DELLE PTL. In realtà queste tre variabili sono strettamente correlate tra loro, risultando talora una conseguenza dell’altra. Con l’inizio del BPCP e quindi col contatto sangue superficie estranea si verifica un importante assorbimento delle proteine plasmatiche, in particolar modo dell’albumina. Ciò è dovuto da diversi fattori, accennati precedentemente, ascrivibili sostanzialmente alla proprietà di superficie del circuito (carica elettrostatica, rugosità, porosità, superficie e sezione del materiale). Alcuni studi sperimentali hanno dimostrato che è sufficiente uno strato di appena 100-200 Ǻ per cui abbia inizio l’adesione delle piastrine lungo le superfici del circuito. Il fenomeno dell’adesione piastrinica in realtà mostra diverse sfaccettature. Molti dati infatti indicano che non tutte le superfici sono così fortemente emoattraenti, contrariamente a quanto si possa ritenere. In effetti l’adesione di una piastrina lungo la parete di un circuito può essere a sua volta vista come l’ultimo di una lunga serie di steps che iniziano già a livello ematico, in cui si verificano cambiamenti conformazionali della piastrina stessa come ad esempio l’aumento di volume, la formazione di pseudopodi e la liberazione di fattori di adesione. Sembra che via siano significative evidenze per ritenere che alcuni biomateriali tendano più che a stimolare l’adesione, a innescare tutta quella serie di cambiamenti a carico della cellula piastrinica. Tra di essi vi sarebbero ad esempio alcuni polivinilcloruri. Al contrario i polietileni hanno una spiccata capacità di indurre adesione piastrinica. Si apre a questo punto un’ulteriore considerazione, incentrata sull’entità di questo legame. È dimostrato che nella primissima fase del BPCP vi sia un forte stimolo all’aggregazione piastrinica ma si tratta nella maggioranza dei casi di una fase transitoria. La transitorietà di questa fase è comunque influenzata da diversi fattori. Come precedentemente accennato, giocano un ruolo di spicco le caratteristiche chimico-fisiche del circuito. Ma da sole sarebbero ben poca cosa se i circuiti stessi non fossero “trattati”. Se in passato la biocompatibilità era sinonimo di biostaticità, il concetto di compatibilità da pochi anni si è evoluto a quello di bioattività, in cui le superfici stesse, trattate farmacologicamente, sono in grado di interagire col torrente ematico mimando in un certo senso alcune importanti caratteristiche di un endotelio fisiologico, tra cui la tromboresistenza. Un altro aspetto del legame tra piastrina e superficie estranea ha una matrice strettamente dinamica. In alcuni esperimenti in vitro si è potuto verificare che ad uno shear stress di parete equivalente a 5 dine/cm², le cellule libere attivate, appena adese, sono rimosse dal flusso ematico ma se lo shear stress decresce fino a 0.1 dine/cm² si verifica un accumulo delle cellule libere attivate lungo la superficie circostante. Questo dato indica quindi che laddove si verifica un significativo rallentamento del flusso ematico ad esempio tra le maglie dell’ossigenatore, dello scambiatore di calore, dei vari filtri presenti lungo il circuito, in condizioni di ipotermia (specie durante un arresto di circolo), si ha un importante incremento dei legami tra piastrina libera modificata e materiale estraneo. Legami che all’inizio conoscono una condizione di reversibilità col tempo possono andare incontro ad uno stato d irreversibilità a causa proprio del protrarsi di questa condizione statica. Pertanto l’adesione piastrinica su un biomateriale è un evento dinamico, caratterizzato da una serie di variabili, a loro volta interconnesse tra loro. L’innesco di tale processo è indubbiamente alimentato dall’iniziale contatto sangue-superficie estranea. Da questo momento in poi si instaurano quella serie di eventi che portano all’assorbimento delle proteine plasmatiche, alla modificazione delle cellule piastriniche circolanti, all’adesione di esse lungo lo strato proteico ed alla formazione di legami reversibili che posso diventare talora irreversibili in caso di prolungata stasi. Ma svolgono anche un ruolo di primo piano le caratteristiche chimico-fisiche di superficie del circuito come la carica elettrostatica, la rugosità del materiale, la superficie e il calibro. Inoltre i circuiti di ultima generazione bioattivi, trattati farmacologicamente, hanno dimostrato avere un ruolo più efficace nell’espletare (seppur parzialmente) quel ruolo di tromboresistenza e di riduzione dell’assorbimento proteico, tipico di un endotelio vascolare.
> "INTERAZIONE SANGUE SUPERFICI ARTIFICIALI"
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