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TECNICHE DI PROTEZIONE CEREBRALE La necessità di proteggere gli organi più sensibili agli insulti ischemici durante un intervento di cardiochirurgia, ha portato fin dai primi tempi ad adottare una serie di strategie come l’ipotermia sistemica e successivamente la creazione di apparecchiature che sostituissero la funzione del cuore e dei polmoni culminate con lo sviluppo delle macchine cuore polmoni per la circolazione extracorporea. FLUSSO CEREBRALE ED AUTOREGOLAZIONE > pO2 PRESSIONE DI PERFUSIONE CEREBRALE (CPP)
I principali costituenti all’interno della scatola cranica sono il cervello circa l’80% del volume occupato, il sangue (12%) e il liquido cerebrospinale (CFS) (8%). Il cranio può essere quindi considerato come una sorta di scatola rigida riempita di fluido. Se il volume all’interno di questa scatola cresce, la pressione aumenterà contestualmente fintantoché i fluidi non potranno usufruire di una “via di fuga”. Se la massa cerebrale aumenta di volume, il sangue o il fluido cerebrospinale dovranno quindi cercare delle corsie preferenziali come illustrato nello schema:
La pressione di perfusione cerebrale è definità come la differenza tra la pressione arteriosa media (MAP) e la pressione intracranica (ICP): CPP = MAP – ICP In condizioni normali la pressione di perfusione cerebrale è di circa 80 mmHg, mentre il range di autoregolazione oscilla tra i 50-130 mmHg (in ipotermia il range è mantenuto fino a 30 mmHg). Una strategia per valutare un adeguato livello di perfusione, consiste nel monitoraggio della saturazione venosa nel bulbo giugulare che si trova alla base del cranio. Il range normale è tra il 65-75%. Se il flusso ematico diminuisce al di sotto della soglia critica si verifica una caduta della saturazione venosa come risultato del meccanismo di compensazione in base al quale il cervello di fronte ad un diminuito apporto consuma in proporzione molto più ossigeno. Le metodiche di perfusione cerebrale retrograda e anterograda possono dar luogo ad una particolare condizione il cui risultato finale è alterazione del meccanismo di autoregolazione. Ciò si verifica per l'eccessivo apporto di sangue, in surplus con le reali necessità metaboliche del cervello provocando il fenomeno della "perfusione di lusso" (luxury perfusion). L'ipotermia indotta durante gli interventi in arresto di circolo può essere tra le cause che alterano funzionamento dell'autoregolazione determinando fenomeni di vasodilatazione del circolo cerebrale. E' in questa fase che si crea la sproporzione tra i flussi, impostati nella pompa per la perfusione selettiva e le reali necessità metaboliche. Il cervello a causa dell' iper-perfusione è quindi esposto ad un alto rischio di formazione di micro e macro emboli nonchè di edemi interstiziali. La perfusione di lusso è quindi un evento potenzialmente ingiurioso e non raro soprattutto verso quella popolazione di pazienti anziani in cui i meccanismi dell'autoregolazione risentono fortemente dell'ipotermia e del flusso non pulsatile. METODICHE IPOTERMIA PROFONDA CON ARRESTO CIRCOLATORIO Perfusione cerebrale retrograda:
per ovviare a questo inconveniente Ueda introdusse la tecnica della perfusione cerebrale retrograda attraverso la vena cava superiore. In questo modo si dilatavano notevolmente i tempi di arresto e contemporaneamente si era in grado di mantenere un raffreddamento omogeneo del cervello. La validità della perfusione cerebrale retrograda si estrinsecava attraverso una serie di dati oggettivi: - possibilità di perfondere il cervello durante l’arresto di circolo Da un punto di vista strettamente tecnico tale metodica si distingueva rispetto le altre per semplicità di esecuzione. Qualche dubbio sulla reale efficacia della perfusione cerebrale retrograda era stato sollevato in seguito da alcune constatazioni riguardo la presenza a livello del circolo cerebrale di valvole venose e shunt artero-venosi come possibili ostacoli ad una perfusione omogenea. Inoltre le complicanze legate all’ipotermia profonda, con l’utilizzo di questa tecnica non erano affatto evitate. PERFUSIONE CEREBRALE ANTEROGRADA
La perfusione avviene cerebrale e sistemica avviene mediante l'uso di due pompe distinte, con l'impiego di un unico scambiatore di calore. Nel primo caso si procede con l'incannulazione selettiva dei tronchi epiaortici mentre la perfusione sistemica avviene dalla cannula posizionata in arteria femorale. Questa tecnica offre due modalità di conduzione della circolazione extracorporea. E' possibile infatti, raggiunta la temperatura rettale di 25°C, fermare la CEC, perfondere l'anonima e la carotide di sinistra ai seguenti flussi: 10 ml/kg/min In questo modo viene monitorata l'adeguatezza della perfusione attraverso l'arteria radiale destra mantenendo un livello pressorio di 50-70 mmHg. L'aorta toracica viene clampata per evitare il reflusso di sangue e ha inizio quindi la perfusione sistemica ad alti flussi ad un regime di 40 ml/kg/min. E' possibile tuttavia abbassare ulteriormente la temperatura rettale a circa 22°C, arrestare il circolo, iniziare la perfusione cerebrale secondo protocollo e riprendere la perfusione sistemica a bassi flussi a 0,5-1 L/min. La tecnica messa a punto da Kazui è attualmente tra le più impiegate per diversi motivi: relativa facilità di esecuzione, possibilità di non scendere a livelli di ipotermia eccessivi e capacità di mantenimento dell'autoregolazione del flusso cerebrale. Inoltre grazie al progressivo abbattimento dei tempi chirurgici il clampaggio dell'aorta distale è raramente necessario consentendo la sola perfusione del cervello. Le ricerche più recenti condotte con apparati di monitoraggio notevolmente sofisticati hanno ridimensionato alcune certezze sulla dinamica del metabolismo cerebrale. Michenfelder e co. hanno eseguito uno specifico studio per esprimere la relazione tra la temperatura ed il metabolismo cerebrale per l'O2 (CMRO2). Da ciò è emerso come a 18°C di temperatura (considerata sicura per l'arresto) in molte specie animali rimane un 39% di attività metabolica basale, testimoniata anche dalla presenza di una significativa onda elettroencefalografica. Scendendo ad una temperatura da i 13-8 °C, si assiste invece alla soppressione dell'attività elettrica dell' EEC. E' stato possibile stimare che per il cervello umano durante arresto di circolo totale, il reale tempo sicuro di arresto a 15°C è di circa 30 minuti mentre a 10 °C di 40 min. Oltre questi limiti il rischio di danno da ipossia diventerebbe concreto. La perfusione cerebrale anterograda tuttavia risulta un fondamentale rimedio per la prevenzione del danno da ischemia ma rimane incontrovertibile il fatto che minori sono i tempi di arresto e di perfusione selettiva, minore è l'impatto del paziente alla circolazione extracorporea.
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EMERGENZA A(H1N1): la nuova influenza A(H1N1) è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza |
Tecniche aferetiche: le procedure aferetiche rappresentano l'uso in terapia di apparecchiature del tutto simili sia concettualmente che per funzionamento... |
Perioperative Blood Management: A New Specialization: Cardiovascular perfusionists are charged with the safe and competent conduct of CPB... |
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| BIOINGEGNERIA: il polmone naturale è l’organo responsabile dello scambio di ossigeno ed anidride carbonica fra il sangue e l’ambiente esterno... |
STORIA DELLA CEC: per lungo tempo il cuore è stato un organo guardato con timore di chirurghi poiché considerato troppo delicato e complesso per... |
EVIDENCE-BASED PERFUSION: analisi dell’evidenza scientifica nella conduzione del BPCP secondo criteri di sicurezza incentrati sulla salute del paziente. |
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| CARDIOPATIE CONGENITE: classificazione delle principali cardiopatie congenite cianogene e non cianogene in età pediatrica. |
PROTEZIONE MIOCARDICA: strategie e metodiche della protezione miocardica durante interventi a cuore fermo. |
ECMO: il sistema di assistenza meccanica extracorporea sia cardiaca che respiratoria. |
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EMOFILTRAZIONE: le tecniche di emofiltrazione e strategie di applicazione. |
MINI CEC: La nuova frontiera della circolazione extracorporea |
IPERTERMIA ANTIBLASTICA: la perfusione antiblastica ipertermica loco-regionale nel trattamento delle neoplasie. |
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| BIOCOMPATIBILITA': Panoramica dei materiali utilizzati nella circolazione extracorporea e le loro caratteristiche chimico fisiche. |
TECNICHE DI PROTEZIONE CEREBRALE: il concetto di autoregolazione e le strategie di protezione cerebrale durante gli interventi sull'arco aortico. |
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